Francesco Paolo Traisci

VAR: un acronimo per il rimedio a tutti i mali del calcio moderno. Ma sarà veramente così?

Alcune recenti nefandezze di arbitri più impreparati che disonesti hanno indotto i vertici del calcio nostrano ed internazionale ad annunciare in pompa magna l’introduzione di un complesso sistema di assistenza all’arbitro affinché, grazie al giudizio di altri arbitri che sono posti fuori dal campo e che guardano la partita dagli schermi televisivi, eviti gli errori dovuti alla fretta o al cattivo posizionamento.

Non si tratta però di pura tecnologia, ma di un mix fra giudizio umano e mezzi tecnologici. Non è il famoso cicalino che segnala il gol, ossia l’allarme al polso dell’arbitro che squilla quando il pallone ha varcato la fatidica linea di porta; la famosa telecamera del gol – non gol, che consente all’arbitro che sente vibrare il suo dispositivo di dire al giocatore che si accalora nelle proteste “è gol, lo dice la macchina, che ci posso fare, fattene una ragione!”, o di tranquillizzate in caso contrario a chi protesta per un gol non concesso quando il cicalino non entra in azione. Tutto netto, tranchant, meccanico

Qui siamo di fronte ad un complesso sistema di telecamere che consente ad alcuni ausiliari dell’arbitro (arbitri anche loro) di vedere e rivedere a velocità normale ed al rallentatore, comodamente seduti nella loro cabina di regia, l’azione incriminata da più angolazioni, trovandosi quindi in posizione ottimale per giudicarla.

Non trattandosi di mera tecnologia, l’utilizzo di una strumentazione avanzata sarà affidato alle scelte umane.

Analizziamo alcuni punti di criticità e le diverse soluzioni configurabili.

1) Innanzitutto la prima scelta di fondo: sarà l’arbitro insicuro del proprio giudizio a chiedere l’ausilio della video assistenza o saranno i video assistenti a richiamare l’attenzione dell’arbitro qualora dalle immagini risulta che questo abbia interpretato male una situazione di gioco? Questa è una scelta importante da fare a monte. Accetterà il direttore di gare di essere interrotto e contraddetto, peraltro sulla base di immagini che non può vedere? Non dimentichiamo poi che è lui ad avere l’ultima parola e quindi deve comunque, per tornare indietro sulla sua decisione ed ammettere il proprio errore, riporre la massima fiducia sui propri assistenti. Non dimentichiamo che in uno dei modelli di ispirazione, quello del rugby, la richiesta di revisione dell’episodio può anche partire da una delle due squadre. Ma in questo caso vista la frequenza delle contestazioni nel calcio sarebbe necessario regolamentare strettamente una simile possibilità.

2) Seconda scelta di fondo: quale tipologia di episodi può essere presa in considerazione dalla video assistenza. Se per ogni episodio di gioco si dovesse potere aprire un dibattito fra direttore di gioco e video assistenti con possibilità di modificare le decisioni prese dall’arbitro nell’immediatezza del gioco, si avrebbe uno svolgimento della gara assolutamente lento e spezzettato (e ciò sia nel caso in cui l’arbitro ha interrotto il gioco quando non avrebbe dovuto farlo, sia in quello in cui invece non l’ha interrotto quando avrebbe dovuto farlo). Per non contare poi il tempo per la valutazione dell’episodio da parte della cabina di assistenza e per la sua rettifica! E’ quindi necessario selezionare gli episodi in cui è possibile l’intervento della video assistenza. In questo sembrano trapelare le prime indicazioni tecniche: l’assistenza sarà possibile essenzialmente per i casi dubbi in area di rigore (e quindi una sorta di “Superarbitro di area talmente mobile da essere sempre piazzato nel modo migliore per giudicare gli episodi da rigore). Oltre a tali casi pare che si possa applicare all’errore nella distribuzione dei cartellini (ossia agli scambi di persona) ed agli episodi di violenza sfuggiti all’arbitro. Si avrebbe quindi in questi casi semplicemente una giustizia immediata anziché differita. E gli errori nella segnalazione del fuorigioco? Potranno essere segnalati? Chissà! Per ora non è dato saperlo.

3) Evidentemente la visione degli episodi al rallentatore e da più angolazioni richiede tempo. Ed allora, la scelta da fare è quella della definizione di un tempo massimo per mettere in discussione l’episodio. Ossia stabilire che, passato un certo lasso di tempo o di sviluppo dell’azione non è più possibile l’intervento dell’assistenza. E qualsiasi scelta, in quanto scelta discrezionale basata solo sul buon senso, sarà criticabile. E poi, quanto dureranno le partite? Sarà previsto l’obbligo di recuperare il tempo perso nella valutazione degli episodi?

4) Ultimo punto: molto dipenderà anche dalla qualità delle immagini e dalla scelta dell’autore delle riprese. Fondamentale in questo senso sarà il numero delle telecamere ed il loro posizionamento, la velocità delle riprese e la qualità delle immagini. Chiaramente dovrà esserci uniformità nelle riprese su tutti i campi di gioco per consentire una applicazione corretta del sistema e quindi garantire la imparzialità dell’intera competizione.

Questi alcuni spunti per una ulteriore riflessione su di un sistema che presenta indubbiamente alcuni punti di criticità. Nella sostanza, in linea teorica l’idea è buona, ma bisogna vedere come viene applicata. Ed allora via libera alla sperimentazione!