Stefano Impallomeni

È una storia che continua. Super Mario ancora a Nizza, per la soddisfazione di tutti. Un altro anno in Francia, fino al 2018, per vedere se la Champions può essere la vetrina del suo rilancio e quella di una squadra capace di tenere testa a Monaco e a PSG. Balotelli ha voglia di capire se può veramente lasciare il segno nel calcio che conta. Tra pochi mesi, ad agosto, un compleanno significativo, con Balo che compirà 27 anni. Un’età importante, non tanto avanzata ma neanche così giovane, per sciogliere gli ultimi dubbi su un percorso professionale non del tutto convincente, considerando il talento indiscutibile.

Favre, l’allenatore che lo ha saputo rigenerare, è contento di proseguire il rapporto. E’ contento di allenarlo e lo sarà di più se sarà in grado di definirlo una volta per tutte. Il manager francese conserva l’opinione comune, quella risaputa e risentita da tante parti. A suo avviso, Balo è forte, ma potrebbe diventarlo ancora di più se riuscirà a superare certe barriere psicologiche, certe dinamiche legate a un carattere eccentrico che ne ha limitato le doti.  Una considerazione oggettivamente accettabile e non certo una banalità, anche se con Balotelli, compreso Favre agli inizi del suo rapporto con l’attaccante, c’abbiamo tutti capito davvero poco.

Ognuno di noi era sicuro del proprio giudizio. Pareri frontali e sicuri. Lo abbiamo eletto da subito fenomeno, campione, per poi ridimensionarlo in un calciatore potenzialmente forte, Un calciatore capace di tutto o di niente. Abbiamo fatto come lui. Valutazioni ondivaghe in cui ognuno di noi, nessuno escluso, ha sbagliato previsione. Siamo stati traditi da chi avrebbe potuto essere ed è stato soltanto a metà, nonostante i sette trofei vinti in carriera, nonostante i tre scudetti conquistati con l’Inter e la Premier storica raggiunta con la maglia del City.  Siamo sempre alle solite. Siamo al punto di partenza, mentre passano gli anni. Balotelli è ancora lì, segna, porta il Nizza ai preliminari di Champions, ma non riesce a riempire il buco essenziale della sua esistenza calcistica, senza pareggiare o superare il vuoto tecnico che ha colpevolmente lasciato in disparte.

C’è ancora tempo per scrivere una coda finale. Per un esame di maturità rinviato tra ingenuità ed errori di gioventù. Balo ce la può fare a ribaltare se stesso, a farci vedere quel che ci ha raccontato a parole. Non è da Pallone d’Oro, ma non è neanche quello che ci ha fatto vedere finora. Può essere molto di più, molto più grande, come pensano che sia in altre parti del mondo. Ce la può fare ancora a togliersi quella via di mezzo, a conquistare tutti, soprattutto Ventura e la nazionale, in cui sarebbe perfetto in schemi agili e intercambiabili. Perché Balotelli, rigidità caratteriali a parte, è figlio di questi tempi. È il prototipo del calcio che cambia, mutevole, maneggevole quanto basta dal punto di vista tattico.

Favre lo ha sperimentato, cambiandogli moduli come vestiti a seconda delle circostanze e degli avversari. E Balotelli ha risposto senza deluderlo, dimostrando una crescita differente e insolita. Ha saputo, forse, per la prima volta in carriera allinearsi, manifestando un sacrificio mai riscontrato nel lungo periodo. È stato capace di compiere uno sforzo che non aveva mai conosciuto fino in fondo. Ha saputo lavorare sulla continuità, ritagliarsi i suoi spazi, esaltandoli, valorizzandoli in un concetto profondo di squadra. Ventura spera in una sua resurrezione comportamentale. Vederlo in azzurro accanto a un Belotti o a un Immobile non sarebbe un delitto, anzi. Sarebbe un’abbondanza proficua, intelligente, stimolante. Per la nazionale e per tutti. Questo Balotelli va seguito maggiormente da vicino e andrebbe sostenuto. Ogni settimana, senza pregiudizi. È un dovere da parte di Ventura, da parte del mondo del calcio.

Nel baraccone tritatutto dei soldi, degli interessi e delle manovrone, è d’obbligo riprendere certe analisi e non perdersi niente. Non si può buttare via un calciatore del genere, uno capace di imprese alla Gigi Riva come nella semifinale europea vinta con la Germania nel 2012. Due gol memorabili e una prestazione da campione assoluto. Il suo recupero va supportato, sebbene debba partire soprattutto da se stesso. Ci sono esempi nello sport da cui prendere spunto. Il segreto è nella mentalità. Totti, Maldini, Valentino Rossi, Federer hanno dimostrato di essere campioni prima nella testa che nel fisico. L’intelligenza, si dice, è flessibilità, capacità di cambiare e abbracciare nuove idee. Balotelli ci pensi. Abbracci un nuovo iter, fatto di cose semplici e di attenzioni, A 27 anni, d’improvviso, si possono trovare nuove luci, nuovi stimoli, una volontà diversa e un rigurgito virtuoso. Il fisico c’è, serve una testa normale e una nuova anima. La storia continua sì, ma le puntate per l’affermazione completa stanno per finire.