Maurizio Compagnoni

Le lacrime di Gigi Buffon e del gallo Belotti a fine partita sono la fotografia di una serata da incubo per il calcio italiano. In lacrime due generazioni del nostro calcio. È accaduto quello che sembrava impossibile: l’Italia è fuori dal mondiale. Per la delusione di un’intera nazione, che non sembra capacitarsi di quanto successo. Eppure che ci fosse il rischio di finire fuori era evidente dai tempi del sorteggio. Se finisci in un girone con la Spagna è altamente probabile che tu possa andare agli spareggi.

E in una sfida andata/ritorno può accadere di tutto. Soprattutto se la gara di andata la interpreti come è stato fatto a Solna. Quello è stato il gravissimo errore degli azzurri. Se sei più forte non puoi rischiare di tenere la qualificazione in bilico fino all’ultimo. In Svezia dovevamo andare per chiuderla, sapendo di affrontare un avversario relativamente modesto. Che si è confermato tale, perché in 180 minuti la Svezia non ha mai tirato in porta, con un catenaccio che in campo internazionale non si vedeva da tempo. Contro questa Svezia gli azzurri hanno giocato la prima partita con il freno a mano tirato, prigionieri delle loro paure, retaggio della sconfitta al Bernabeu che ha frantumato autostima e certezze che sembravano consolidate.

È ovvio che Ventura ha pesanti responsabilità. Se la squadra gioca impaurita all’andata, l’allenatore ha delle evidenti colpe. Se arrivi alla doppia sfida senza un’idea di formazione, cambiando di continuo, hai delle colpe. L’Italia era più forte della Svezia e doveva passare, ma bisogna interrogarsi anche sul reale valore della rosa. L’Europeo in Francia ci aveva illuso. Ma in quel caso Conte fece un capolavoro, anche se l’avventura fini nei quarti di finale. Non abbiamo una grande squadra ma qualche talento può garantire un buon ricambio. Il problema vero è la crescita dei nostri giocatori. A livello di under 20 e under 21 abbiamo talento interessanti. Ma in pochi fanno il salto di qualità, come se si accontentassero. Dell’ultima generazione forse il solo Insigne ha fatto i miglioramenti che lo hanno portato a essere un calciatore di livello internazionale. Eppure nelle due sfide con la Svezia è rimasto a guardare.