Massimo Piscedda

Creare una nuova Italia per Ventura sarà un compito non facilissimo. Le considerazioni sono diverse:

1) In questo momento le vera forza della Nazionale è il reparto difensivo, composto da calciatori ultratrentenni e quindi sarà inevitabile trovare dei sostituti per il prossimo biennio, i giovani difensori a mio avviso all’altezza della situazione non sono molti, d’altronde se il campionato italiano ha seminato poco (molto poco) negli ultimi anni, la raccolta non è delle migliori.

2) I calciatori italiani di 21 e 23 che tra un biennio dovrebbero comporre lo zoccolo duro della Nazionale sono quelli nati tra il 95 e il 97, e facendo una panoramica ci accorgiamo che la domenica ne vanno in campo assai pochi.

3) Il problema dei nostri giovani non è quello di quanto siano bravi, ma di quanta esperienza gli occorre per poter arrivare al livello internazionale, e il miglioramento avviene soltanto se giochi. In Italia esiste un patrimonio giovanile immenso e sentire Ventura che lo ritenga indispensabile per crearne un futuro è una bellissima premessa che, spero con l’aiuto dei club (cosa più importante) e la sensibilità degli addetti ai lavori, si trasformi in realtà.

Per il momento non è semplice la situazione: i nati nel 91 che ritengo la classe più interessante degli ultimi 10 anni sono bravi ma non hanno esperienza internazionale e ormai sono alla soglia dei 26 anni, età in cui un giocatore è maturo per qualsiasi competizione. Si dice che bisognerebbe imitare la Germania che ad un certo punto decise di cambiare totalmente registro inserendo tantissimi giovani che negli anni dopo hanno dato grandissimi risultati. Il fatto è che quando i tedeschi decisero questo cambiamento erano coscienti e disposti anche a sacrificare un evento Europeo o Mondiale, pur di cambiare. In Italia è possibile questo?