Stefano Impallomeni

Più che raggi di sole, abbagli e inciampi continui. A Roma, eterna per le sue bellezze e per la sua storia, il clima è più pesante del solito. Da un po’ di tempo, si vive nella polemica ad ogni costo. A volte la si cerca, in altri casi ti arriva addosso senza volerlo e, per una parola di troppo, magari ti finisce per scalfire l’immagine. È uno stento visibile in ogni dove. Dalla politica allo sport, al calcio. Sia Roma che Lazio non sembrano trascinare i rispettivi popoli. Il senso di appartenenza sembra sfiorire e affiora un’omologazione composta anche nelle passioni. I tifosi, chi per diversi motivi, manifestano una criticità non riscontrabile nel recente passato. Si partecipa, non ci si danna più, non si è più parziali. Il tifo, irrazionale e fatto di sacrifici, è finito. Non c’è molta pazienza a sopportare le sconfitte, a digerire una dirigenza, a raggiungere uno stadio dai complicati accessi, perfino si fa fatica a gioire. La compressione degli affetti è evidente. Meglio seguire la propria squadra alla tv da un divano di casa, mandare al diavolo o esaltare qualcuno sui social, esprimere un sostegno quasi sopra le parti, il più distaccato possibile. Nei tempi moderni succede anche questo.

SINDACA RAGGI: UNA IMPARZIALITA’ PARZIALE
La parzialità calcistica, anche se sei della Lazio o della Roma, può trasformarsi in imparzialità, come nel caso della Sindaca Virginia Raggi (famiglia laziale e non poco), che, dopo aver ricevuto in dono una maglia biancoceleste per suo figlio da parte della Lazio, ha preferito dire: no, grazie, non posso accettare per “imparzialità calcistica”. La vicenda ha fatto discutere. Se non altro perché giunta, scusate il gioco di parole, poco dopo l’incontro con il Presidente della Roma, James Pallotta, per la costruzione dello Stadio di proprietà. Una foto dei due affacciati dal balcone del Campidoglio, entrambi sorridenti, comunica più di mille parole e lascia sperare i tifosi romanisti per la nascita del nuovo progetto, ammalinconendo quelli laziali. Non ci addentriamo nella politica. Fermiamoci qui, che è meglio. Anche da quelle parti non ci sembra che ci si danni come in passato. Non è il momento di barricarsi dietro un colore o un’ideologia. Attaccare tanto per attaccare non servirebbe a nulla. Sarebbe un esercizio inutile. La Raggi ha altri problemi, ben più seri. Roma Capitale ha bisogno di altro. Di un governo stabile. E tutti i cittadini, che l’abbiano votata o meno, si devono augurare che ce la faccia. Che ce la faccia a fare una squadra.

 

Protesta dei tifosi della Lazio contro Claudio Lotito.

Protesta dei tifosi della Lazio contro Claudio Lotito.

RAGGI: UN ERRORE DI VALUTAZIONE
Fuori da questo contesto, la Raggi, però, ha sbagliato e il suo non coinvolgimento non mi è piaciuto. Avrebbe dovuto accettare il dono per il figlio. Nessun compromesso, ma soltanto una fede in famiglia da dichiarare, senza paura. In questo caso avrebbe dovuto dire: sì, grazie, mio figlio sarà molto contento. Grazie Lazio, per il pensiero. Non solo il piccolo Matteo sarebbe stato contento: sia i romanisti che i laziali avrebbero apprezzato. I romanisti sanno perfettamente che la sua famiglia è laziale e in tanti, pur sapendolo, l’hanno votata eleggendola prima cittadina. Non capisco, ma mi adeguo. Per carità, nessuna polemica. Non ingigantiamo, perché sbagliamo tutti. È un momento così. È il periodo degli svarioni. Di una comunicazione frettolosa e istintiva. A volte, anche una comunicazione fisica, una foto, una ripresa televisiva, una pressione notevole ti fa sbarellare, può trasformarsi in una zavorra. A Roma, intanto, le zavorre non sembrano mancare, anzi sono in aumento come le contraddizioni. È sparita l’epoca dei sentimenti. Da una parte Lotito non unisce, dall’altra l’immarcescibile Totti con le sue imprese, incredibilmente, divide: crea un dibattito anziché mettere in comunione completa una fede sportiva. E una Sindaca, alle prese con mille problemi, si rivela imparziale anche con suo figlio, sventolando un altro no.

Totti durante Roma-Terek Grozny

Totti durante Roma-Terek Grozny