Francesco Cavallini

Se prima uno stop temporaneo per Nole Djokovic era una possibilità, ora è praticamente una certezza. Un dolore al gomito persistente, che il serbo combatte da più di un anno e mezzo. A questo punto appare abbastanza chiaro che il periodo nero dell’ex numero uno del mondo non era solo dovuto a problemi di testa, ma che il corpo ci ha messo del suo. Alla fine lo stop arriva sul palcoscenico più importante, ai quarti di finale di Wimbledon contro Tomáš Berdych. Il ceco era riuscito a conquistare il primo set al tie-break ed era andato in vantaggio di un break nel secondo set, quando è arrivato il colpo di scena. Ritiro di Nole e semifinale contro Federer (che ha regolato in tre set anche Raonic) per il numero 11 del seed londinese.

Ma se Atene piange, Sparta di certo non ride. Anche il padrone di casa e campione uscente Andy Murray lascia l’All England Lawn Tennis and Croquet Club, dopo una fragorosa sconfitta contro l’americano Sam Querrey e il suo servizio al fulmicotone. Lo scozzese spreca un vantaggio di due set a uno e negli ultimi due parziali crolla, rimediando un doppio 6-1 che ammutolisce il Centrale. Anche il numero uno del mondo non è in formissima ed il dolore all’anca che lo tormenta è tornato a farsi sentire man mano che il match si dilungava. Tutto di guadagnato per Querrey, che a ventinove anni raggiunge la sua prima finale di uno slam. Affronterà il croato Cilic, che ha sconfitto in cinque set (e non poteva essere altrimenti) Gilles Müller, il giustiziere di Rafa Nadal.

Finalmente lo scarpagate è risolto e la nazionale di volley non corre il rischio di decollare verso gli Europei di Polonia lasciando a casa lo Zar Ivan Zaytsev. Dopo un incontro con il presidente del CONI Giovanni Malagò, la stella della pallavolo italiana ha infatti accettato di indossare le calzature della Mizuno, sponsor tecnico degli azzurri, rinunciando così alla battaglia per sfoggiare le sue Adidas. Anche le problematiche fisiche precedentemente addotte dallo schiacciatore sono state superate, dato che la casa giapponese si è detta più che disponibile a creare delle calzature su misura per Zaytsev, che potrà così guidare la nazionale di Blengini sul cammino verso la gloria continentale.

Cinque tappe su undici, media da cecchino per Marcel Kittel, che si aggiudica anche lo sprint odierno e si avvicina sempre di più al record di otto vittorie di tappa in un solo Tour de France, stabilito per la prima volta da Charles Pélissier nel 1930, e poi eguagliato da Eddy Merckx nel 1970 e nel 1974 e da Freddy Maertens nel 1976. E mentre il tedesco mette sempre più al sicuro la maglia verde, non si fermano le cadute nel gruppo, ancora una volta decimato da uno scivolone. A rimetterci stavolta sono Fuglsang e Cataldo (che si ritira), entrambi compagni di squadra di Fabio Aru, sempre dietro a Froome di soli 18 secondi. E continua anche la personalissima guerra di Alberto Contador con l’asfalto transalpino. Terza caduta per El Pistolero, che però ancora non si arrende e ha tutta l’intenzione di arrivare a Parigi, nonostante tutto.

La definizione di incontro del secolo è abbastanza abusata, ma quando si parla del match tra Floyd Mayweather, ex campione del mondo dei pesi piuma che si è ritirato da imbattuto, e Conor McGregor, stella delle arti marziali miste, non si va molto lontani dalla verità. La sfida è prevista per il 26 di agosto, ma c’è già stato il primo faccia a faccia tra i due. Conoscendo l’attitudine dell’irlandese al trash-talking, gli organizzatori erano stati chiari. Niente insulti. No problema, ha risposto McGregor, che comunque è riuscito lo stesso a far capire a Money Floyd cosa pensi realmente di lui. Come? Con un vestito ad hoc. Che a prima vista sembrava un normalissimo gessato, ma che era ornato da lettere invece che da righe. Lo spelling? F U C K Y O U. In barba al galateo e per la gioia di chi già si aspetta un match leggendario.