Francesco Cavallini

Oh Antonio, Antonio, perchè sei tu Antonio? Rischiano seriamente di chiederselo nella prossima stagione i tifosi del Verona neopromosso in A. Tra gli obiettivi da mettere a disposizione di Pecchia che il DS Fusco sta studiando ci sarebbe anche il nome di Fantantonio Cassano. In realtà quella del funambolo barese pare più una autocandidatura, derivante dalla voglia dell’ex Roma e Real di rimettersi in gioco dopo sei mesi di stop e dal gran feeling con Giampaolo Pazzini, il bomber che ha contribuito con i suoi gol a riportare l’Hellas nella massima serie dopo appena un anno di purgatorio. I tifosi gialloblù sono affascinati dalla prospettiva di ammirare al Bentegodi la classe immensa di Cassano, ma i più cinici si chiedono se l’esuberante fantasista non rischi di rompere i delicati equilibri dello spogliatoio e soprattutto se sia in grado di migliorare le proprie condizioni fisiche, che negli ultimi anni non sono state proprio esemplari. Dal canto suo, Fantantonio ha già dichiarato che a Verona ci andrebbe anche a piedi. Magari come preparazione potrebbe aiutare…

Il mal di pancia è come il Natale in una famosa pubblicità, quando arriva arriva. Certo, per Tom Dumoulin è arrivato proprio nel momento peggiore possibile, sul versante svizzero dello Stelvio nel corso della sedicesima tappa del Giro d’Italia, la Rovetta-Bormio. La maglia rosa è stata costretta a fermarsi al lato della strada e liberarsi del…peso che lo opprimeva prima di risalire sulla bici. Per l’olandese oltre il danno arriva anche la beffa, perchè i suoi rivali per la classifica generale approfittano dei suoi problemi intestinali per attaccare. Bella riconoscenza, soprattutto da parte di Quintana, che Dumoulin aveva aspettato domenica durante la tappa precedente dopo una caduta. Alla fine due minuti di distacco per il leader dell’edizione 100 della corsa rosa, che mantiene comunque la vetta della classifica ma vede avvicinarsi il colombiano e lo squalo Nibali, che ha vinto la tappa, per il primo festeggiamento tricolore in questo Giro.

Secondo o terzo posto, almeno per stasera a Napoli conta poco. Cena societaria con calciatori e staff, per ringraziare tutti del lavoro svolto durante questa stagione e magari per cominciare a buttare giù qualche idea sui calciatori da portare a Sarri durante la prossima sessione di mercato. Chi verrà sicuramente pressato tra una portata e l’altra sarà Ghoulam, in scadenza nel 2018, che non ha ancora deciso se rinnovare con i partenopei. Se la quantità di cibo dipenderà dalle prestazioni 2016-17 si prevede abbuffata per Mertens e Insigne, dieta forzata per Milik e Tonelli e turno a lavare i piatti per i desaparecidos Maksimovic e Giaccherini. Quel che è certo è che il relax durerà poco, perchè il tecnico toscano non rinuncia al lavoro neanche in un giorno di festa. Domani prevista doppia seduta a Dimaro, perchè la torta farcita non si smaltisce certo da sola.

Com’è che si dice, i verdetti del campo sono inappellabili? Provate a dirlo a Gheorghe Hagi. Il Maradona dei Carpaziallenatore e proprietario del Viitorul Constanța, ha portato la sua squadra ad un titolo rumeno che ha quasi del miracoloso. Il Viitorul, fondato appena otto anni fa dall’ex Real e Barcellona, ha infatti terminato la poule Scudetto della Liga I al primo posto, seppur appaiata alla sempreverde Steaua Bucarest. A fare la differenza gli scontri diretti. Sì, ma quali? È su questo cavillo che si basa il ricorso di Gigi Becali, il Berlusconi di Romania, presidente della squadra vincitrice della Coppa Campioni ’85-’86 e parente dei fratelli Victor e Giovanni, famosa coppia di procuratori. La Steaua è in vantaggio in quelli della regular season, il Viitorul in quelli della poule Scudetto. La Federcalcio ha assegnato il titolo alla squadra di Hagi, ma forse per il futuro sarà il caso di regolamentare il tutto, onde evitare conteggi strani nel computo dei titoli anche dalle parti di Bucarest…

Nole Djokovic cambia ancora. Dopo l’addio a Boris Becker, arriva il benservito anche a coach Vajda, che per undici anni è stato l’ombra del tennista serbo. La striscia negativa di risultati, continuata anche a Roma (nonostante un tabellone particolarmente clemente) per mano di Zverev, ha indotto l’ex numero 1 del mondo a separarsi dal suo staff, forse per tentare di scuotersi da un torpore agonistico che a trent’anni appena compiuti sinceramente un po’ preoccupa. Dopo il Roland Garros (ormai alle porte), ad occuparsi di Djokovic sarà Andrè Agassi, sessanta tornei ATP e otto Slam in bacheca. Certo, se il blocco di Nole è effettivamente più mentale che fisico, affidarsi con uno dei Bad Boys della storia del tennis non sembra una grande idea, ma la capacità dell’ex Codino magico di rimanere competitivo dopo lo scoccare delle tre decadi depone a suo favore. In fondo potrebbe funzionare. E in quel caso a Wimbledon, Dio salvi la Regina. E pure Murray.