Adriano Stabile

«Orgoglio e umiltà» sono i due sostantivi, apparentemente contrastanti, che Fabio Capello accosta alla figura di Zlatan Ibrahimovic, protagonista del film documentario Ibrahimovic, diventare leggenda in uscita al cinema nei soli giorni di lunedì 14 e martedì 15 novembre. Il tecnico di Pieris conosce bene l’asso svedese, che ha voluto e allenato alla Juventus, tra il 2004 e il 2006: «Vidi Ibrahimovic per la prima volta con Franco Baldini in un’amichevole a Berlino quando ero alla Roma. Lo osservai soprattutto durante l’intervallo, era già un giocoliere con i piedi. Entrò nel secondo tempo e capii che era un grande talento».

Ibrahimovic diventare leggenda

Zlatan Ibrahimovic con il padre ai tempi dell’Ajax

“Ibrahimovic, diventare leggenda”, in uscita il film

Il film “Ibrahimovic, diventare leggenda” (regia dei fratelli svedesi Fredrik e Magnus Gertten) racconta, con immagini inedite private, di spogliatoio e perciò di grande valore documentale, la prima parte della carriera del 35enne attaccante svedese: dagli esordi nel Malmö, alle tre stagioni con l’Ajax fino all’approdo nella Juve, tra gol, successi, autografi, ma anche momenti difficili, scatti d’ira, contestazioni dei tifosi e attriti con gli allenatori.

«Lo feci acquistare dalla Juventus  – racconta Fabio Capello durante la presentazione del film, a Roma – mi dicevano che era un grande giocatore, ma un po’ matto. Con noi dovette misurarsi con altri talenti. Inizialmente in allenamento  calciava male. Lo osservai e gli dissi: “Secondo me sbagli a poggiare il piede e a calciare in questa maniera, cambiando alcune cose potresti fare meglio”. Lui provò e andò meglio. Si fermava tutti i giorni a lavorare, anche sui colpi di testa. Questo è importante: lui era orgoglioso, voleva essere il numero uno, ma aveva l’umiltà di lavorare. Certa gente invece non ha l’umiltà di lavorare e di ascoltare, ha la presunzione di essere già bravo e arrivato».

Ibrahimovic giovane

Zlatan Ibrahimovic giovanissimo all’inizio della carriera

CAPELLO DIEDE A IBRA UN DVD DA STUDIARE CON I GOL DI VAN BASTEN
L’ex allenatore di Milan, Roma e Juventus continua il suo racconto di Ibra in bianconero: «Per migliorarlo feci preparare un dvd con i gol di Van Basten. Glielo portai nello spogliatoio, lo prese e se lo portò a casa. Ibrahimovic in quel periodo cercava di migliorare su tutto. I suoi problemi a Barcellona? Là si è ritenuto già pronto. Il Barcellona gioca un calcio diverso: Zlatan ha bisogno di sentire il feeling, deve sentire la personalità dell’allenatore, ma in maniera positiva. Quando un tecnico va allo scontro frontale con un giocatore non deve portare rancore, il giorno dopo deve essergli amico come prima perché tutti devono remare dalla stessa parte, per far vincere la squadra. Se un allenatore non capisce questo, perde il giocatore perché Ibrahimovic è molto forte, ma anche molto sensibile. Deve essere il numero uno e nel Barcellona questo non era facile anche perché lui deve sentirsi più che mai parte di un progetto».

Ibrahimovic Ajax

Zlatan Ibrahimovic all’Ajax, con cui ha giocato dal 2001 al 2004

«IBRA È UN CALCIATORE CHE VORREI SEMPRE CON ME»
Capello non si è mai scontrato con Ibra? «No, non è mai successo  – racconta – tutto questo dipende anche dalla società in cui lavori. Alla Juventus era tutto deciso, ci sono regole precise per ognuno altrimenti vieni messo da parte: lui l’aveva capito. Si poteva discutere durante un allenamento, ma non si arrivava mai allo scontro». Anche una personalità forte come Fabio Capello considera comunque una risorsa un calciatore “ingombrante” come l’asso svedese: «Zlatan Ibrahimovic è un giocatore che vorrei sempre nella mia squadra. Mi seguiva, mi ascoltava. Capiva che quello che gli dicevo gli era utile». Forte e umile, nonostante le apparenze. Forse è proprio questo il segreto che ha permesso a Zlatan Ibrahimovic di “diventare leggenda”.