Bruno Tucci

Il pericolo è proprio questo: ha 20 anni, un’età delicata per un ragazzo che è salito improvvisamente alla ribalta della serie A. I miei due lettori avranno già capito di chi sto parlando: di Cengiz Under, nato il 14 luglio del 1997 in Turchia. Strana coincidenza: la data (con decenni di distanza) coincide con la presa della Bastiglia, giorno storico per la Francia. Ebbene, questo ragazzo ha fatto “rinascere” la Roma, segnando tre gol nelle ultime due partite. Di Francesco ha estratto dal cilindro il coniglio vincente? Adesso tutti parlano di lui. In quindici giorni è passato dall’anonimato alla notorietà (forse eccessiva). Ed è da una simile metamorfosi che lui stesso dovrà guardarsi.

Badate: quando si è così giovani e così ammaliati dalle parole degli opinionisti è facile perdere la testa e imboccare una strada sbagliata. Per vincere e continuare a puntare in alto, la bravura dovrà essere soprattutto di chi lo allena e lo educa. In parole semplici: il compito spetta a Di Francesco, il quale gli dovrà far comprendere che cosa significa l’umiltà e dove invece potrebbe precipitarlo la frenesia del “tutto e subito”. Non è semplice: il giovanotto che vive fra l’altro in una terra che non è la sua e conosce solo pochissime parole della nostra lingua, potrebbe soffrire di solitudine e magari fantasticare sogni proibiti nella solitudine della stanza in cui dorme.

Chi gli sta vicino e gli vuole bene deve aiutarlo in questo percorso. Perché se il ragazzo imparerà la lezione della modestia, il futuro per lui non potrà essere che radioso. Sbarcato a Trigoria durante l’estate, era arrivato in sede tra l’indifferenza dei tifosi che non lo conoscevano e non ne avevano mai sentito parlare. Eppure a Istanbul, città nella quale giocava, era considerato un’autentica promessa. “Le solite parole”, dicevano i sostenitori giallorossi.

Però, non era costato poco per essere solo una promessa: cinque milioni di euro, così suddivisi: 3,4 più 1,5 di bonus. Una bella cifra. L’affare poteva considerarsi una bufala? Soltanto il tempo avrebbe potuto dare una risposta. Debbo dire che molti mesi sono trascorsi nell’anonimato e nelle critiche. Presenze di pochi minuti fra i titolari, zero gol. Ed in curva sud si pensava e si malediceva il giorno in cui era stato ceduto Salah. Con l’egiziano era tutta un’altra musica: l’attacco era fantastico e Dzeko era diventato il capocannoniere della serie A.

La svolta è arrivata all’improvviso, grazie anche alla caparbietà del mister che credeva in lui e combatteva contro chi, invece, la pensava in modo diametralmente opposto. Oggi, Cengiz Under (a proposito come lo chiameranno i tifosi? Che cosa si inventeranno per trovare un nome più semplice?) vive i giorni più belli della sua carriera calcistica. Spetta a lui, adesso, ed a chi continuerà ad allenarlo fare in modo che questa meravigliosa favola non si spezzi. Se così fosse, la Roma davvero avrebbe trovato il campione del futuro: quello che segna con il suo sinistro potente e fa segnare i compagni con le corse frenetiche sulle fasce del campo.