Bruno Tucci

Allora, di che cosa soffre la Lazio di Inzaghi che sembra svanire nei secondi quarantacinque minuti? C’è una crisi in atto anche se qualcuno non vuole nemmeno pronunciarlo questo sostantivo? I dati parlano chiaro: sono tre domeniche che la squadra biancazzurra (così l’ho sempre definita e così continuerò a chiamarla) non fa punti. Non solo, ma sono tre settimane che la Lazio si scioglie nel secondo tempo come se le venissero a mancare le forze. Sparisce dalla circolazione, non è in campo. I giovanotti brancolano sul terreno di gioco, inseguono palloni che non possono mai raggiungere, guardano incantati gli avversari, si trastullano, osservano chi gli sta di fronte senza mai intervenire.

Nella seconda parte del match con il Napoli abbiamo assistito a momenti imbarazzanti: per lunghi minuti, i giocatori con la maglia azzurra si passavano il pallone e non avevano mai un avversario addosso. Non per qualche secondo, per minuti interi, con il pubblico che gridava la “ola”, ogni volta che la sfera passava da un napoletano all’altro. Il “povero” Inzaghi (mi si conceda il termine), assisteva quasi incredulo: si agitava, gridava, cercava di spronare i suoi. Invano. Per dovere di cronaca, vorrei aggiungere che anche il mister ha le sue colpe in questa Lazio che non va e cammina solo per un tempo. Qualche decisione sbagliata, alcuni cambi davvero singolari, dichiarazioni alla fine della partita che non raccontavano puntualmente quel che era successo in campo e gli errori tecnici compiuti.

Sta di fatto che la squadra non va, non gira più come un tempo e se la situazione non cambierà, la Champions sarà soltanto un sogno e nulla più. Peccato, perché le premesse per arrivare così in alto sino in fondo c’erano tutte. Milinkovic-Savic, Luis Alberto e Immobile spadroneggiavano per novanta minuti, il gioco incantava gli spettatori, la squadra si trovava a memoria e tutti ritenevano che la Lazio era la vera sorpresa del campionato. Tutto questo fino alla trasferta con il Milan e alla pessima prestazione con il Genoa. Un tonfo, una metamorfosi, una crisi (lasciatemelo dire) che ha una causa ben precisa (almeno sino ad ora).

Dopo quarantacinque minuti, la squadra cambia volto, sembra quasi che in campo scendano undici uomini diversi da quelli visti nel primo tempo. Così è accaduto anche a Napoli, dove la Lazio, badate bene, è andata in vantaggio dopo pochissimi minuti dal fischio d’inizio. La prima parte della gara è filata via benissimo. Non c’era nulla da recriminare fino al pareggio raggiunto negli ultimissimi minuti della prima frazione di gioco. Poi, come si è detto, il crollo verticale.

Vogliamo analizzare, per favore, i sintomi di questo malessere? Non sarà mica che la squadra non si alleni nel modo giusto? Non sarà ad esempio che i giocatori si sentano ormai soddisfatti di quel che hanno raggiunto e hanno tirato i remi in barca? Non sarà forse perché qualcuno sente odor di trasferimento più vantaggioso economicamente e tira a campare? Non lo so. Sono ragioni che il mister, insieme con la società, dovrà studiare attentamente per trovare la terapia adatta. I tifosi sono interdetti ed hanno tutti i motivi per esserlo. La Champions può essere ancora a portata di mano solo se la Lazio cambierà marcia. Insomma, torni ad essere quella di poche settimane fa. (Mentre sembra essere passato un secolo).