Bruno Tucci

Lo so che scrivendo quel che sto per scrivere potrei suscitare un vespaio di polemiche. Ma è ciò che penso e, come me, ritengo, migliaia di persone. Voglio dire subito che gli stranieri che giocano nei campionati di serie A e B (tralasciamo la C) sono troppi. Ed a volte senza alcun valore. Però, non voglio entrare nel merito della loro bravura. Non compete a me, semmai agli allenatori che guidano le squadre e decidono la formazione che deve scendere in campo. Indipendentemente dai loro meriti (o demeriti) c’è una evidente abbondanza di questi signori che vengono a valorizzarsi in Italia. (Uso un eufemismo, naturalmente).

Perché difendo questa mia modesta opinione? La risposta è nei fatti. Ed i fatti li possiamo riscontrare guardando i risultati. La nazionale italiana andrà in Russia a disputare i mondiali? Lo sappiamo e ne abbiamo sofferto. Anzi ne continuiamo a soffrire. Si sono scritti fiumi di parole per trovare questo o quel responsabile. Si è andati alla ricerca del capro espiatorio per chiudere la discussione e mandare in pasto all’opinione pubblica l’autore di un simile atroce misfatto. Però, il problema non è stato analizzato a fondo, non si è cercata la diabolica matrice di quel che era successo.

La croce è caduta addosso al commissario tecnico Ventura che non aveva saputo organizzare una formazione degna di questo nome. Non c’è dubbio che il mister ha avuto le sue colpe, non voglio essere l’avvocato difensore in un processo in cui i giudici avevano già emesso il loro verdetto. Chiediamoci: dove poteva andare a pescare il selezionatore se le nuove generazioni stentano ad esplodere? E come possono fare a mettersi in vetrina se talvolta i dieci undicesimi di una formazione parla una lingua che non è la nostra? La verità è che in Italia (pochi gli esclusi) le società si disinteressano dei vivai, delle squadre primavera, dei giovanotti che meritano e vengono lasciati in letargo.

Voglio ricordare due esempi che riguardano proprio la Roma: Florenzi e Pellegrini. Ebbene, entrambi già bravi e promettenti, erano stati ceduti rispettivamente al Crotone e al Sassuolo. Magari per una manciata di euro, per poi essere riacquistati a suon di milioni. Questo è il ritornello che si ripete, perché in Italia si ha fretta, non si possono aspettare i giovani che hanno fior di talento. Per cui, si cerca all’estero, qualche volta si va al buio fidandosi di gente che vuole solo chiudere un affare con sei zeri. Così, la nazionale azzurra diventa sempre più povera e in campo la lingua italiana è un optional. Insomma, questa lezione ci sia d’insegnamento se non altro per il futuro e per far crescere una nuova squadra che sia degna di andare ai mondiali.