Bruno Tucci

Domani pomeriggio all’Olimpico la partita con l’Atalanta sarà una vera e propria cartina di tornasole per capire se i guai della Roma sono endemici o se, al contrario, si tratta di una malattia passeggera che può essere curata e guarita con una terapia ad hoc. I tifosi sono lacerati dal dubbio e sperano sempre che i medici intervengano e riescano a trovare i farmaci adatti per risolvere il problema. Personalmente (ma ripeto è soltanto una mia opinione del tutto opinabile) credo che, intervenendo a gennaio, la questione possa essere superata. Fuor di metafora, parlo di quello che comunemente si definisce il mercato di riparazione. I rumors dicono che Trigoria interverrà per andare alla ricerca di un difensore di fascia e di un centrocampista.

Cado dalle nuvole e mi auguro che queste siano solo indiscrezioni o, se preferite, chiacchiere. Dunque, secondo i pettegolezzi, i problemi sarebbero due. Allora, vuol dire che la storia del campionato non ci ha insegnato nulla. Mi sbaglio o i numeri affermano che la difesa giallorossa è la più forte di tutta la compagnia? Se è così, non vedo la ragione per cui si debba andare a pescare un terzino. Poi, a centrocampo, la “rosa” abbonda, tanto è vero che a turno riposano Strootman, De Rossi, Pellegrini, Gonalons, addirittura Nainggolan. Insomma, il mister non ha problemi o, se li ha, vuol dire che sono difficili le scelte non la carenza di uomini.

Allora, stando così le cose, bisogna ancora individuare il male della Roma che, mi pare, sia abbastanza evidente. La squadra del presidente Pallotta (a proposito, speriamo di vederlo presto a Trigoria) soffre di un unico e solo sintomo: il mal di gol. Perché? L’ho scritto in tempi non sospetti, qualche settimana, fa quando nessuno o pochissimi cominciavano a nutrire dubbi sull’attacco romanista. Non ciurliamo nel manico e diciamo con estrema chiarezza che vendere Salah è stato un errore imperdonabile. Chi si difende risponde a tono: “Se ne voleva andare e in questi casi qualsiasi controproposta diventa inutile ed inefficace”. Ho i miei dubbi perché spesso e volentieri, se non sempre, il dio danaro riesce a risolvere pure le questioni più spinose.

Ma ammesso e non concesso che questo sia il motivo, Monchi (un re del mercato, si dice) avrebbe potuto rimpiazzare l’egiziano andando alla ricerca di un giocatore con caratteristiche simili. Invece, la scelta è caduta su Schick. Per carità, un ottimo elemento, un giovane che certamente in futuro si farà valere. Ma, ahimè, non adatto alla manovra giallorossa, tanto è vero che i guai della Roma dipendono esclusivamente dalla stitichezza al gol. Pure Dzeko, capocannoniere lo scorso anno, sta risentendo di questa situazione ed a proposito vorrei stigmatizzare il comportamento di quei pochi energumeni che alla fine della partita con il Sassuolo hanno pesantemente insultato il centravanti. Non li voglio nemmeno definire tifosi queste persone. Sono soltanto quattro individui che dovrebbero dimenticare dove si trova l’Olimpico e se loro continuano a frequentarlo, bisognerebbe impedirglielo. Non la pensate così?