Bruno Tucci

Si può raggiungere uno scudetto se non si vince mai con le avversarie di rango? La risposta è no, assolutamente no. È quel che succede alla Roma di quest’anno: perde con l’Inter all’Olimpico, si ripete con il Napoli e si fa battere dalla Juventus a Torino. Nemmeno un punto per la classifica, mentre le altre avanzano. Perché avviene? Come mai i giallorossi piegano sempre la testa quando si giocano le partite importanti che possono decidere la lotta per il primato? Di Francesco spiega che la squadra non è cattiva e cinica come dovrebbe in casi del genere. Mi scuserà il mister, ma la risposta è troppo generica e non convince i tifosi estremamente delusi dal match di Torino e dall’imperdonabile errore di Schick.

Ed allora, che cosa è che non va nella formazione o nei singoli uomini che scendono in campo? Forse un solo medico, anche se luminare, non riuscirebbe a trovare la terapia giusta. Sarebbe necessario un consulto, perché i sintomi sono più di uno. È vero, come dice Di Francesco, che manca la cattiveria. Però è pur vero che la manovra è lenta e che i passaggi a centrocampo sono eccessivi. Insomma la palla non viaggia per linee verticali, ma orizzontali. A tratti mi par di rivedere la Roma di Luis Enrique, tic, tac, e poi il nulla. Per carità, solo a volte succede quel che abbiamo detto dianzi. Comunque, il vizietto si ripete e il coach dovrebbe correre ai ripari durante gli allenamenti per eliminare che questi si ripetano.

Andiamo avanti. Nelle palle inattive, spesso la Roma si fa prendere in castagna. Era già successo con il Torino in Coppa Italia, c’è ricaduta con la Juventus in trasferta facendosi trovare impreparata su un corner trasformato in gol da Benatia. Se poi a tutto ciò si aggiunge il maledetto sbaglio sui rigori, il quadro è completo e si capisce come e perché si perdano certe partite. Personalmente non vado a Trigoria, ma quel che mi auguro è che il mister dedichi una parte degli allenamenti ai rigoristi. Se ne scelgano, per favore, tre o quattro e gli si dica loro le ragioni per le quali un penalty deve essere un vantaggio assoluto e non un tiro che manda in bestia non solo il protagonista, ma anche i compagni di squadra che assistono in campo. L’analisi non sarà corretta al cento per cento, però non c’è dubbio che tali pecche esistono e condizionano la Roma quando incontra le altre prime della classe.

Di Francesco è talmente bravo e intelligente che saprà porre presto rimedio a questo stato di cose, altrimenti la parola scudetto i tifosi della Roma potranno continuare a sognarla e nulla più. Un’ultima annotazione che è completamente fuori dal ragionamento che abbiamo fatto sinora. Avete visto come ha gioito Benatia dopo aver segnato il gol alla sua ex squadra? Pensate: la società giallorossa lo aveva prelevato dall’Udinese e portato a giocare ad altissimi livelli. Fece il diavolo a quattro per andarsene rincorrendo il dio danaro. Dopo Monaco lo ha preso la Juve, ma doveva esultare in modo così eclatante dopo il gol segnato alla Roma? Il giudizio lo lascio a chi mi legge.