Bruno Tucci

Esistono ancora le vedove di Luciano Spalletti? Chiariamo subito chi intendiamo per queste persone: sono quei tifosi o simpatizzanti giallorossi che, ricordando il passato, ritengono che la Roma, allenata dal mister toscano, fosse un’altra squadra. Naturalmente migliore, più aggressiva, veloce negli scambi, pronta a colpire al primo errore degli avversari. Spesso però – lo sostengono i medici – la memoria gioca brutti scherzi, crea vuoti inspiegabili, rende la realtà diversa da quella che è. Comunque sia, i nostalgici esistono, sospirano rammentando i risultati di un tempo e, in cuor loro, sperano che il futuro possa riservare singolari sorprese con un tuffo all’indietro. Fuor di metafora, le vedove esulterebbero se un giorno sulla panchina di Trigoria dovesse tornare Spalletti.

Certo, queste ultime due settimane non sono state favorevoli ai fautori di una simile tesi. L’Inter ha prima pareggiato, poi ha perso in casa con l’Udinese lasciando al Napoli il primato in classifica. Non solo, ma Di Francesco, ha rosicchiato tre preziosissimi punti ai nerazzurri ed ormai le distanze fra le prime quattro della classe sono ridotte all’osso.

Ma lasciamo stare l’aspetto tecnico e quel che ne deriva. Proviamo invece ad analizzare la “tempesta”che l’ex coach di Trigoria aveva provocato nello spogliatoio. In primo luogo la guerra a Francesco Totti. Inspiegabile sotto ogni punto di vista. Il capitano è stato una bandiera. Gli esempi di questo tipo sono pochissimi in Italia e quando si verificano bisogna rispettarli a tutti i costi. E’ anche vero che quando l’età avanza non si hanno più le forze di un tempo. Ma considerare il trascorrere dei giorni come una condanna mi pare francamente eccessivo. Così, non si sa per quale misteriosa ragione, Totti fu considerato dal mister di una volta un “personaggio scomodo” e, come tale, da non essere più preso in considerazione.

Anzi, se non sbaglio (e credo di non sbagliarmi) Spalletti lo umiliò facendolo entrare in campo negli ultimi minuti di gare che erano ormai considerate perse. Perché? Per quale motivo comportarsi in questo modo con un giocatore che era considerato nel mondo un super campione ed un giovanotto che non si dava arie nonostante la sua fama avesse superato anche i confini europei? Non è tutto. Le vedove, probabilmente, hanno dimenticato anche il pessimo rapporto che Spalletti aveva instaurato con moltissimi esponenti della stampa romana. Non voglio fare una difesa della casta, ma un uomo pubblico come lui (che alla fine del mese guadagna (meritandoli per carità) un bel gruzzolo di euro, deve capire che le critiche possono pioverti addosso. Pure quelle che sono ingiuste. Ma in questi casi bisogna essere superiori e saper rispondere alle cattiverie con la classe e la diplomazia che dovrebbe distinguere un uomo che ha tanta pubblicità sui giornali.

E poi? La classifica di oggi non spiega perché debbano ancora esistere le vedove di Spalletti. Okay, quando è sceso all’Olimpico con la sua squadra ha vinto con un sonoro tre a uno. Si era però all’inizio del campionato quando Di Francesco non aveva messo a punto il suo lavoro. Senza dimenticare i tre pali che la Roma prese quando era in vantaggio. Pali che tuttora tremano. Insomma, piantiamola di piangere su Spalletti e diciamo che la società ha in panchina un uomo di grande umanità e di ottime capacità tecniche.