Bruno Tucci

Li ricordate i grandi campioni di tennis di una volta? Scendevano in campo vestiti interamente di bianco: eleganti nel portamento e nel gioco. Qualcuno preferiva arrivare in pantaloni lunghi (bianchi, naturalmente) che poi toglieva al momento di tirare le prime palle di riscaldamento. Belli da vedersi? Non c’è dubbio. Era una regola a cui non ci si poteva sottrarre. Proibito fare di testa propria con colori diversi, magari sgargianti. Norme a parte, era una consuetudine che vigeva fin da quando i primi tennisti cominciarono a praticare questo meraviglioso sport.

La mia generazione, che non fu fortunata negli anni della fanciullezza e dell’adolescenza, iniziò a tirare le prime palle non su un campo di terra rossa, ma per la strada. Non c’erano macchine allora nel quartiere dove abitavo, il Flamino. Così, si tracciavano le righe con un gesso sull’asfalto e ci si sfidava con racchette di legno e palline che non avevano più il pelo. Costava troppo affittare un campo, i soldi erano pochi e certamente non potevo andare dai miei genitori a chiedere il danaro per una partita di tennis. Però, non appena finì il periodo delle restrizioni e la guerra era ormai un ricordo quasi lontano, ebbi occasione di andare a giocare su un campo vero. Che emozione e che gioia! Bene. Come ci si vestiva? Di bianco, nemmeno a dirlo. Non era pensabile un altro colore.

Trovo questa “regola” molto accattivante e c’è ancora oggi, almeno a Roma dove abito, un circolo che prevede questa “obbligatorietà” per i suoi iscritti. E’ il famoso Parioli a cui una volta mi avvicinai invitato da un mio amico socio. Le abitudini erano cambiate e non pensavo che la regola del bianco fosse ancora obbligatoria. Ebbene, quando uscii dagli spogliatoi e un inserviente vide i miei pantaloncini blu (solo quelli), mi disse in tono gentile: “guardi, lei non può andare a giocare se non ha indosso gli indumenti tutti bianchi”. Rosso dalla vergogna mi feci prestare un paio di calzoncini (bianchi) dal mio amico e collega e così potetti fare la mia ora di tennis.

Ed oggi? Non si capisce più niente. Ognuno si comporta come meglio crede. Non dico a livello amatoriale o dilettantistico (si potrebbe anche comprendere la libertà), ma tra i professionisti e le migliori racchette del mondo. Federer, Nadal, Fognini, tutti insieme appassionatamente nel cercare il capo più vistoso. Ed anche tra le femminucce non si scherza. I tempi della Lea Pericoli o di Silvana Lazzarino sono finiti nel dimenticatoio. Ci si meravigliava dei gonnellini un po’ troppo corti delle nostre giocatrici. Ed allora, oggi che cosa dovremmo dire? Per carità, è una abitudine mondiale, niente di specifico. Eppure, c’è ancora oggi chi mantiene le vecchie regole.

A Wimbledon, ad esempio, dove il bianco è obbligatorio a tutti gli effetti. Bene, a parte il fatto che si svolge a Londra il più affascinante dei tornei, c’è anche da dire che è molto bello vedere quei giocatori e quelle giocatrici scendere in campo con divise immacolate che fanno contrasto con il verde dei campi. Ma forse questo è un banalissimo amarcord.