Bruno Tucci

Ecco qui, il piatto è servito. Dopo Lazio-Torino, giocata all’Olimpico, si scatena la polemica e, manco a dirlo, sul banco degli imputati, finisce il VAR (oltre che l’arbitro Giacomelli, ma questa non è una notizia). Perché? Chi punta il dito accusatore contro il nuovo mezzo tecnologico è il tifoso della squadra di Lotito che non ha digerito quanto deciso dal direttore di gara. Però, non è questo il punto della discussione che non accenna a placarsi. Si mette in dubbio la “correttezza” del VAR e si afferma senza mezzi termini: “Ci voleva proprio questa diavoleria? Non era meglio rimanere al passato con tutte le perplessità che le decisioni arbitrali scatenavano?”. Certe volte far funzionare la memoria può essere assai utile.

Ricordate quanti animati battibecchi si verificavano dal lunedì al venerdì dopo una giornata di campionato? Per quale ragione? C’è chi la voleva cotta e chi cruda. Chi la vedeva in un modo e chi la pensava in maniera diametralmente opposta. E si invocava l’avvento della tecnologia, facendo riferimento soprattutto al rugby, quando un incontro veniva interrotto per dare la possibilità al “giudice” di avere la chiarezza tecnologica che aiutava sicuramente chi doveva esprimere un parere definitivo. Si sono scritti fiumi di parole a proposito, sono stati organizzati dibattiti e tavole rotonde anche ai massimi vertici. Ma, alla fine, si sfogliava la margherita: sì o no al VAR? Si aveva paura di andare troppo in là e di non aiutare la classe arbitrale che sarebbe stata in qualche modo penalizzata.

Poi, finalmente, dopo tante chiacchiere a volte stantie ed inutili si è giunti ad una conclusione per noi ovvia. Sì, d’accordo: per non accrescere la confusione e trovare una via d’uscita che non creasse dubbi, meglio introdurre il VAR. Tutti saremmo stati più lieti e meno polemici. Inizia la serie A e la curiosità aumenta. Va bene, dice la maggioranza. Saremmo più cauti, incalza la minoranza. Finchè non si arriva alla partita “incriminata”, quel Lazio-Torino che ha scatenato il putiferio. Tare, il direttore sportivo biancoceleste parla ironicamente di “VAR-gogna”, il capo ufficio stampa della società di Lotito va ancora più in là. “Se è così – esclama – meglio partecipare solo all’Europa League e lasciar perdere il campionato”. Parole eccessive? Non lo so, meglio far giudicare chi ci legge.

Qualche commento però è necessario, perché, altrimenti ci si potrebbe accusare di essere come Ponzio Pilato. No. Una nostra convinzione l’abbiamo e non la nascondiamo. Se per anni abbiamo invocato l’avvento delle tecnologie, sostenendo che sarebbero stato il toccasana del calcio; se ancora per anni, abbiamo detto che il football non poteva rimanere al palo, mentre tutti gli altri sport si adeguavano; se, sempre per anni, ci siamo stracciati le vesti accusando gli arbitri di essere “condizionati” dalle società di grande prestigio, ora non possiamo gettare tutto alle ortiche e sostenere che il VAR non è quel toccasana che ognuno di noi si aspettava. Bisogna mettersi a posto con la propria coscienza e ricordare il passato. Con quella tranquillità d’animo che deve essere preminente quando si ha l’obbligo di esprimere un giudizio. Se è così, vedrete che tutto andrà per il meglio. Cioè, per il verso giusto.